Approfondimenti
Pagina dedicata all’ aplicazione dello Osteopatia al Taekwondo a cura del dottor Roberto Boghi, dottere in Osteopatia e docente presso il Centro Studi e Riceche Osteopatiche (Bari, Falconara, Legnano)
IL TAEKWONDO: SPORT “COMPLETO”?
E’ opinione comune che il Taekwondo sia sport “non completo” in quanto predilige le tecniche di calcio rispetto a quelle di pugno, quindi ciò lo renderebbe incompleto secondo l’opinione dei più.
Fortunatamente per noi che pratichiamo da tempo questa antica arte marziale e nel contempo moderno sport di combattimento le cose non stanno proprio così ma proprio al CONTRARIO.
La bio-meccanica della deambulazione umana si svolge in modo incrociato, mentre camminiamo infatti portiamo avanti il piede Dx assieme al braccio Sx e viceversa, questo viene in gergo tecnico definito schema crociato.
Lo schema crociato è quanto di più ancestrale sia presente nel nostro sistema nervoso centrale e la sua strutturazione inizia nel momento in cui il bambino inizia a relazionarsi con lo spazio gattonando.
Alla luce di ciò si può dire che tutti gli sport di corsa rappresentano l’affinamento dello schema di movimento umano per eccellenza (dalla “banale” passeggiata alla pratica degli sport di corsa), paradossalmente il nuoto da sempre osannato presenta un gesto tecnico completamente innaturale che può addirittura privare i bambini degli schemi motori di base ed impedire lo sviluppo delle capacità condizionali normalmente sviluppabili a secco (questo chiaramente se il nuoto rappresenta l’unica esperienza motoria vissuta dal bambino).La bio-meccanica delle tecniche di calcio del Taekwondo parte in realtà dalle spalle che realizzano il punto fisso attorno al quale si sviluppa il movimento delle tecniche di gamba (che nella grande maggioranza dei casi sono eseguite in fase di volo, o comunque di precario appoggio al suolo), tale meccanica si svolge non solo nel rispetto dello schema crociato, ma anzi la esalta in quanto si ha sempre un sollevamento dell’arto inferiore maggiore a quello della deambulazione e della corsa.
Inoltre la mobilità articolare richiesta per la pratica del Taekwondo, affinata durante gli anni di pratica, crea i presupposti per una mobilizzazione articolare del bacino e della colonna in toto che non hanno eguali.
Come abbiamo detto il pivot di movimento attorno al quale si svolge il gesto atletico del calciare sono senza dubbio le spalle ed il rachide cervicale, se il complesso articolare di tronco, spalle e collo non è sciolto e libero da restrizioni di movimento sarà impossibile creare i presupposti per delle tecniche di gambe armoniche, fluide ed efficaci in termini di velocità e potenza.
L’allenamento del Taekwondo quindi, contrariamente a quanto il profano possa immaginare, dedica un ampio spazio a quella che è la treparazione della parte superiore del tronco in primis per far si che le tecniche di gambe siano efficaci ed in seconda istanza per lo studio delle forme.
La pratica del Taekwondo infatti comprende l’apprendimento delle forme (sequenze di tecniche prestabilite di braccia e gambe eseguite a a vuoto), la loro esecuzione non solo privilegia l’utilizzo degli arti superiori ma struttura in maniera importante le capacità coordinative del soggetto.
Le forme sono fondamentali per l’acquisizione della corretta tecnica di base ed in più per la strutturazione dello spazio-tempo, equilibrio, lateralità, destrezza, mobilità articolare, forza, capacità di concentrazione.
Nella pratica delle forme (e comunque anche nel combattimento del Taekwondo) tutte le tecniche hanno la necessità di essere eseguite con uguale destrezza da entrambi i lati (contrariamente alla maggior parte degli sport che prediligono il lato dominante) questa è una condizione essenziale per far si che il corpo si strutturi in maniera equilibrata (per ciò che concerne i bambini) e mantenga poi nell’arco degli anni il suo correto funzionamento meccanico-organico, onde prevenire le comuni patologie del sistema muscolo scheletrico (artrosi, ernie discali, etc..) che si presentano negli anni e consentire al nostro corpo di vivere in armonia con se stesso ed il mondo che lo circonda.
A cura di Roberto Boghi D.O.
Docteur en Osteopathie, Osteopata DO MROI,
Docente di Osteopatia strutturale presso il Centro Studi e Riceche Osteopatiche (Bari, Falconara, Legnano)