L’ incremento della mobilità articolare – 2° parte -
Seconda Parte
VALUTAZIONE ARTICOLARE
Giunti a questo punto, dove abbiamo quanto meno capito che le variabili che condizionano la mobilità articolare sono numerose e soprattutto soggettive, penso sia importante ricordare che la programmazione di allenamento per lo sviluppo della mobilità articolare dovrebbe essere il più possibile individualizzata.
Per far ciò è necessario conoscere qualche banale test specifico che ci consenta di verificare quelli che sono i territori “carenti” (quindi meno mobili) dei nostri atleti, in modo da poter programmare una routine di mobilizzazione che sia il più possibile individualizzata.
Come ormai appare chiaro nell’esecuzione del corretto gesto atletico (che nel nostro specifico contesto si manifesta con il calcio portato correttamente a segno) non sono da valutare solo le restrizioni di movimento degli arti inferiori ma sopratutto quelle della colonna vertebrale che rappresenta il vero punto attorno al quale si esplica tutta la meccanica del calcio.
L’ insieme vertebrale infatti rappresenta il punto fisso ma nel contempo di estrema mobilità attorno al quale tutti i muscoli eseguono il loro lavoro che deve essere necessariamente armonico e fluido.
Infati la meccanica del calcio come abbiamo già spiegato in “Il Taekwondo: sport completo?” origina non tanto dagli arti inferiori quanto dalla colonna vertebrale, capiamo quindi che zone di fissazione della colonna daranno origine ad un gesto atletico asimmetrico e quindi meno efficace.
Questo mese proponiamo due facili test per la valutazione articolare della colonna vertebrale in toto e dell’articolazione dell’anca.
La nostra scelta è ricaduta su questi due semplici test perchè riteniamo siano la base dala quale partire per un sufficiente sviluppo della mobilità articolare finalizzata al Taekwondo, infatti la meccanica del nostro sport non può prescindere dalla libertà articolare del rachide e dell’articolazione dell’anca che come vedremo in seguito sono due punti ben più importanti della “elasticità muscolare” degli arti inferiori fine a se stessa.
TEST DI MOBILITA’ RACHIDEA GLOBALE
Un facile test che consente di farsi una idea della possibilità di movimento della colonna è quello che segue:
l’atleta è supino con entrambe le spalle ben appoggiate a terra, flette il ginocchio Dx e con la mano Sx afferra la parte esterna del ginocchio Dx e lo porta in rotazione verso Sx, la spalla Dx è in appoggio al suolo (come la Sx) ed anche l’avambraccio e la mano Dx con il palmo rivolto in alto.
Lo sguardo è rivolto a Dx verso la mano
L’esercizio consiste nel portare la parte mediale del ginocchio Dx in contatto con il suolo in rotazione verso Sx mentre la spalla Dx rimane ben ancorata a terra e la testa ruota a Dx per guardare la mano.
In questo esercizio la torsione del corpo da un lato opposta alla rotazione cervicale consente di mettere in tensione tutta la colonna.
Questo esercizio ripetuto a Dx e Sx consente di mettere in tensione nella globalità le catene crociate del corpo che sono proprio quelle che interessano nello specifico al nostro gesto atletico, deve essere ripetuto a Dx e Sx valutando quale dei due lati si presenta meno mobile, questa valutazione risulta estremamente semplice in quanto sarà necessario valutare quale delle due rotazioni si presenta meno mobile, sarà di conseguenza quella che dovrà essere esercitata maggiormente.
Questa valutazione ci consente più valutazioni:
- valutazione oggettiva della elasticità globale della colonna (sarà evidente una limitazione globale della rotazione nei due lati)
- valutazione del lato meno mobile in rotazione (sul quale occorrerà insistere specificatamente in allenamento)
- valutazione del distretto meno mobile (nell’esecuzione dell’esercizio sarà facile notare se la limitazione è maggiormente a carico della colonna lombare o del distretto cervicale).
Quest’ultima valutazione è importante in quanto ci consentirà poi di orientarci maggiormente verso esercizi che privilegino la mobilizzazione del cingolo scapolare (le la limitazione di movimento riscontrata è a carico della cervicale) o della colonna lombare (se è meno mobile la lombare).
Riassumendo se un atleta presenta la possibilità di rotazione da un lato molto + mobile rispetto all’latro, avrà la necessità di mobilizzare + a lungo il lato deficitario in modo da equalizzare le tensioni delle catene crociate del corpo e ristabilire una funzione della muscolatura applicata alla colonna il più possibile simmetrica, tenendo conto che la colonna è “il perno centrale” del nostro apparato muscolo scheletrico è buona norma iniziare con questo esercizio di mobilizzazione.
Esso andrà eseguito per maggior tempo dal lato meno mobile in rotazione (ad esempio 2′ da un lato e 4′ dall’altro che è meno mobile), in modo da far si che alla fine dell’esercitazione le due rotazioni siano equilibrate, non è assolutamente una idea sbaglitata mobilizzare solo il lato meno mobile!!!
Il secondo punto da valutare è la mobilità dell’anca dell’atleta in rotazione interna ed esterna, essa riguarda la possibilità della testa del femore di ruotare internamente ed esternamente all’ interno della cavità acetabolare del bacino, infatti contrariamente a quanto si creda questa possibilità di movimento non dipende tanto da eventuali retrazioni muscolari ma dalla conformazione articolare dell’anca (che è essenzialmente congenit e non modificabile da adulti) e dalla situazione legamentosa associata, tratteremo infatti operativamente questa zona in modo differente da altri distretti muscolari.
Per valutare l’escursione di movimento in rotazione interna ed esterna dell’anca sono utili due esercizi che utilizziamo già da anni nelle nostre palestre (nell’attesa di vedere insieme le metodiche specifiche), che sono i seguenti.
VALUTAZIONE DELLA ROTAZIONE ESTERNA
L’atleta è seduto con la faccia plantare dei piedi in appoggio l’una contro l’altra e lascia cadere le ginocchia verso fuori (“a rana”), nel contempo esegue una antiversione del bacino cercando di far ruotare il bacino verso l’avanti (come se l’ombelico dovesse andare a toccare in pavimento davanti a lui), le mani prendono le caviglie ed i gomiti vanno in appoggio sulla faccia interna delle ginocchia.
Se l’anca possiede una escursione ottimale l’atleta molto facilmente riuscirà a portare la faccia esterna delle ginocchia in contatto con il suolo spingendo con i gomiti e riuscirà inoltre a flettere il busto in avanti mantenendo il posizionamento del bacino in antiversione.
VALUTAZIONE DELLA ROTAZIONE INTERNA
Questa valutazione può facilmente essere fatta per via indiretta tramite la posizione “dell’ostacolista”.
Infatti in questa posizione l’arto inferiore che rimane dietro flesso necessita di una notevole possibilità di rotazione interna dell’anca, possiamo quindi dire che l’atleta che mantiene efficacemente questa posizione e riesce in più a portarsi con il petto verso il suolo “all’interno” delle due ginocchia (quella dell’arto teso avanti e quello flesso dietro) mantenendo l’antiversione del bacino presenta una ottimale mobilità dell’anca in rotazione interna.
Bene, giunti a questo punto abbiamo una panoramica (sebbene ancora globale) della mobilità della colonna e dell’articolazione dell’anca del nostro atleta, ciò sarà importante per concentrarci con esercizi specifici (che vedremo in seguito) sui territori deboli di mobilità.
Il prossimo mese vedremo gli esercizi per migliorare la mobilità della colonna, per il momento buona valutazione a tutti e buon lavoro!
A cura di Roberto Boghi D.O.
Docteur en Osteopathie, Osteopata DO MROI,
Docente di Osteopatia strutturale presso il Centro Studi e Riceche Osteopatiche (Bari, Falconara, Legnano)
dov’è la prima parte della mobilità articolare ?
Luisa la puoi trovare qui http://www.yonghon.it/approfondimenti-taekwondo/osteopatia/l-incremento-della-mobilita-articolare/
Ciao!ho letto con molto interesse gli articoli fino ad ora pubblicati.Ho provato i test proposti, e dopo 2 anni di Feldenkrais riesco a muovere “decentemente” la colonna e il bacino. La mia domanda riguarda l’articolazione del ginocchio.Avendo 52 anni, discreto sovrappeso, MA SERIAMENTE MOTIVATA A PROSEGUIRE NEL PERCORSO INIZIATO CON IL TAEKWONDO….COME RISOLVO IL PROBLEMA DELLA MOBILITA’ DEL GINOCCHIO?La ringrazio per l’attenzione!Buon inizio settimana!Vittoria
Ciao Vittoria, a 52 anni non dovrebbero esserci problemi a “risolvere” un eventuale problema al ginocchio anche se sei in “discreto sovrappeso”m come dici tu.
E’ importante innanzitutto considerare se il ginocchio è stato sottoposto ad eseiti traumatici (ad esempio traumi, tendiniti, sindromi da sovraccarico, etc..).
Se così non fosse non dovrebbe essere difficil econ una programmazione specifica aumentare la mobilità del ginocchio in flesso/estensione, perchè è a quello che ti riferisci vero?
Quindi spiegami un pò meglio la storia del tuo ginocchio e su che parametro di mobilità è limitatio in modo che ti possa consigliare un approccio un pò più specifico.
A dimenticavo anche noi saremo a Pordenone questo fine settimana quindi potremmo anche parlarne di personea, a presto!!!
Per la prima volta grazie a lei dottore ho capito a che cosa e’ dovuta la mia limitazione nella mobilita’ dell’anca! ho capito come mai quando tiro un calcio con il collo del piede e quindi un circolare alto, la mia posizione del bacino assume quella assunta durante una divaricata sagittale e nn rimane quella di una divaricata frontale.
In virtu di questa mia consapevoleza, che grazie a lei ho capito dopo 30 anni di sport, mi potrebbe dire come facio amigliorare la mobilita’ dell’anca in rotazione interna?
Quale esercizio posso fare per cercare di tirare un calcio circolare rimanendo in una posizione quanto piu’ dritta possibile senza la necessita’ fisiologica di ruotare il bacino e dare le spalle all’avversario?
Spero che lei mi posso aiutare perche’ ho bisogno davero tanto di questa mobilita’ e mi fido ciecamente del suo consiglio. Grazie e buon lavoro.
sai alessandro ho il tuo stesso problema! il solo problema che io ho solo 19 anni.