Meccanica dei calcio nel Taekwondo (Pt.1)
Giunti a questo punto del nostro cammino che dovrebbe unire una conoscenza biomeccanica relativamente approfondita alla pratica quotidiana del Taekwondo credo sia ora di iniziare a parlate della meccanica del calcio.
Con ciò intendo (per quel che mi è possibile) gettare le basi meccaniche che regolano l’esecuzione di qualsiasi tecnica di calcio per poi con il tempo entrare nello specifico.
Facciamo allora un passo indietro perché per analizzare la corretta meccanica del calcio è necessario comprendere le basi concettuali della deambulazione!
Si, la deambulazione ci permetterà di leggere tutta la biomeccanica delle nostre tecniche di calcio (e di pugno) probabilmente in maniera molto diversa.
E’ importante ricordare una volta in più che la deambulazione è uno schema motorio che per noi è arcaico, è scritto all’interno del nostro sistema nervoso dalla notte dei tempi, è quindi automatico, istintivo ed è quindi naturale.
Quando noi camminiamo non abbiamo bisogno di pensare come atteggiare il braccio, come tenere il capo, con quale rotazione dell’anca deve prendere contatto il mio tallone con il suolo, etc…
No! Il tutto accade in maniera assolutamente spontanea, questo primo punto non dobbiamo dimenticarlo perché se è vero che l’uomo è fatto per deambulazione è anche vero che la morfologia dello stesso è strutturata apposta per farlo, quindi il nostro corpo si è evoluto ontogeneticamente per essere bipede e camminare sugli arti inferiori.
La conformazione anatomica nel corso di milioni di anni si è modificata per questo tipo di dinamica arrivando fino allo stato attuale, è quindi fondamentale comprendere che deambulare è naturale come l’anatomia del nostro corpo è stata costruita apposta per farlo.
“Quindi un gesto atletico efficace deve essere in armonia con questo programma arcaico di funzionamento del nostro corpo, altrimenti sarà artificioso, inefficace ed alla lunga deletero per la nostra struttura.”
La conformazione dell’articolazione dell’anca del quadrupede (ad esempio il vostro cane) è “progettata” in maniera diversa in quanto il ruolo della sua anca è palesemente diverso dal ruolo della nostra (lui cammina su quattro zampe e noi su due)
Vediamo un po più da vicino cosa intendo dire, anche perché la conoscenza di questa differenza è fondamentale nell’allenamento del gesto tecnico del calcio (e l’ottenimento dei requisiti articolari minimi per poterlo allenare) per capirci però ci serve qualche piccolo cenno di anatomia.
Vediamo in figura una proiezione radiografica antero/posteriore di un bacino con annesse le due articolazioni dell’anca, potete vedere le due teste femorali che sono le due componenti sferiche del femore che si articolano con il bacino.
La zona articolare del bacino che si rapporta alle teste femorali si chiama acetabolo e come potete vedere accoglie la testa femorale al suo “interno”.
“É proprio di questa zona che oggi voglio parlare nello specifico in quanto il rapporto di “copertura” fra la testa del femore e l’acetabolo è il fattore di principale interesse in relazione alla mobilità articolare dell’anca.”
Infatti il quadrupede ha la necessità di avanzare nello spazio come dice la parola stessa in posizione quadrupedica (a quattro zampe)il suo acetabolo quindi ricopre la testa femorale in maniera diversa rispetto all’uomo che avendo conquistato la statica eretta e deambulando utilizza l’arto inferiore con un angolo fra il tronco e femore all’incirca di 180°.
La nostra testa femorale quindi si troverà ben “coperta” dall’acetabolo superiormente e posteriormente mentre inferiormente ed avanti sarà libera da rapporti articolari con l’acetabolo (questo ovviamente per consentirne la mobilità).
La “copertura” anteriore della testa del femore (e quindi una parte della sua stabilizzazione) sarà realizzata quindi dall‘ileo psoas (oltre che da componenti capsulo legamentose che non riguardano la nostra analisi del momento) che abbiamo precedentemente visto.
A questo punto entra in gioco la variabilità anatomica individuale!
Cosa significa?
Ognuno di noi ha un rapporto di copertura femoro/acetabolare diverso!
Chiaramente questo rapporto sta entro certi range considerati normali, ma esso prevede comunque una variabilità individuale che per il soggetto sedentario è assolutamente ininfluente mentre a noi praticanti di Taekwondo cambia la vita!!
In pratica se la mia testa femorale è meno coperta dall’acetabolo avrò una mobilità dell’anca (chiaramente a prescindere dalle limitazioni mio-fasciali) maggiore rispetto un soggetto che presenta una testa femorale più “coperta”.
Inoltre la modalità nella quale è “coperta” l’anca di ognuno di noi ne condiziona la libertà articolare in nei sui vari piani dello spazio (rotazione interna, rotazione esterna, lateralità e flesso-estensione)
Sicuramente vi capita di vedere atleti che sono in grado di eseguire la posizione dell’ostacolista con grande disinvoltura, ciò significa che la loro anca ha grande libertà in rotazione interna.
La stessa cosa succede per la rotazione esterna in atleti che eseguono in maniera molto ampia la “posisione a rana”.
Vi sarà anche capitato di vedere atleti che al primo giorno di palestra presentavano una divaricata frontale “invidiabile”.
Tutto ciò è dovuto in primis al rapporto di “copertura” femoro/acetabolare.
Riassumendo quindi abbiamo capito che il primo parametro condizionante la mobilità dell’anca è il rapporto di copertura femoro/acetabolare, più il femore è “coperto” dall’acetabolo meno l’anca è mobile!
Il secondo punto fondamentale per la libertà articolare dell’anca è la lunghezza dell’apparato legamento che rapporta la testa del femore all’acetabolo, questi sono i legamenti (ileo-femorale, ischio-femorale e pubo femorale).
Essi sono tesi frà le relative componenti osse del bacino (ileo, ischio e pube) che concorrono a formare l’acetabolo e la porzione più inferiore della testa femorale (trocanterica).
La loro retrazione/accorciamento è in grado di limitare la mobilità dell’anca nelle varie escursioni dello spazio, gli esercizi di allungamento che abbiamo visto precedentemente possono essere utilizzati efficacemente per l’apparato legamentoso rispettando i tempi descritti.
Il terzo punto che condiziona meccanicamente la mobilità dell’anca riguarda gli accorciamenti mio-fasciali ed è quello che tutti ipotizziamo essere all’origine delle limitazioni di mobilità dell’articolazione dell’anca (anche se abbiamo visto che le cose sono un pochino più complesse).
Concludiamo dicendo che l’articolarità dell’anca è strettamente individuale e nulla è possibile fare per migliorarla se la limitazione articolare è data dal rapporto femoro/acetabolare, è invece possibile intervenire in maniera efficace se la limitazione è dovuta all’apparato capsulo-legamentoso e mio-fasciale, e questo sia sui bambini che sugli adulti!
Il prossimo mese torneremo alla deambulazione ed inizieremo a vedere come è necessario partire da essa per comprendere le tecniche di calio e di pugno, edprobabilmente rivedere anche alcune delle nostre convinzioni tecnico-didattiche.
A cura di Roberto Boghi D.O.
Docteur en Osteopathie, Osteopata DO MROI,
Docente di Osteopatia strutturale presso il Centro Studi e Riceche Osteopatiche (Bari, Falconara, Legnano)
Dopo questa lezione, ho capito che continuando a fare del mio meglio potrò “sbloccare” gradualmente la mobilità dell’anca e vedere progressi (cosa poco realizzabile x la medicina occidentale ). La domanda che viene spontanea è : la rotazione dell’anca influenza anche una corretta posizione del piede ? (= questo mi spiega una certa difficoltà a colpire con il collo del piede, perchè nn riesco a girarlo?)grazie x l’attenzione!
La risposta è si la rotazione dell’anca influenza direttamente la rotazione del piede.
Per quanto riguarda lam possibilità di migliorare la mobilità dell’anca, con gli esercizi giusti ed i tepi giusti è assolutamente sempre possibile (vedi i precedenti articoli), è però importante ricordre che è la conformazione anatomica a decidere della possibilità di mobilità e di oltre quella non si può andare.
Spero di esserti stato utile, a presto.